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domenica 10 ottobre 2010

Nell'Olimpo degli dei: quando andare al ristorante diventa un lusso.

E' inutile girarci intorno: la passione per il buon cibo e per il buon vino incide notevolmente sulle finanze.
Non essendo ricchi, possiamo permetterci di uscire al massimo una volta a settimana e, ovviamente, cerchiamo di informarci bene per evitare di prendere fregature.
Fino a qualche anno fa ci affidavamo alle guide rinomate per cercare i ristoranti da visitare, ma ultimamente ci orientiamo sulle opinioni di clienti come noi o sul passaparola. La motivazione è semplice: sempre più spesso ci capitava di veder segnalati con lodi e bonus  ristoranti costosissimi che non meritavano assolutamente, mentre altri, magari meno conosciuti ma senza dubbio più validi, non venivano nemmeno presi in considerazione.
Ora, partendo dal presupposto che le persone che curano queste guide sappiano il fatto loro (e ci mancherebbe), mi sorge spontanea la domanda: perchè se prendo una guida (aggiungete voi il nome visto che si assomigliano tutte) del 2010 e la confronto con quella del 2007 non trovo alcuna differenza? Perchè ci sono sempre gli stessi locali con qualche sporadica nuova entrata? Perchè le recensioni sembrano identiche se non per le virgole o per qualche opportuno cambio di sinonimo?
Probabilmente questi resteranno oziosi interrogativi di una profana del settore ma che, evidentemente, hanno portato me e tanti altri a cercare altri modi per ottenere recensioni, forse meno autorevoli ma comunque attendibili.
L'unica cosa davvero certa è che la segnalazione sulla guida permette l'accesso alla strada dorata verso la notorietà e, salvo poche ed encomiabili eccezioni, alla conseguente lievitazione dei prezzi del menù, trasformando così la cena al ristorante in una passione costosa per pochi privilegiati eletti.

venerdì 1 ottobre 2010

“L’intelligenza senza ambizione è come un uccello senza ali” – S.Dalì

Dopo l'ultima personale nel 1954 nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale, Salvador Dalì torna a Milano con “Il sogno si avvicina”, 50 opere che sviscerano il rapporto dell’artista con il paesaggio, il sogno e il desiderio.
La mostra è divisa in quattro sezioni che a loro volta si suddividono in stanze creando un percorso tematico attraverso l’eclettica creatività del pittore catalano.
I paesaggi storici: guardare dietro di sé.
Si parte dalla stanza della Memoria che ritrae il suo rapporto con il passato e con il mito. Qui trovano collocazione la Venere di Milo con i cassetti che rappresentano la parte inconscia di freudiana memoria e paesaggi antichi, vessilli metafisici di un classicismo lontano nel tempo ma mai perduto.
Nella stanza del Male, Dalì si confronta con la contemporaneità e soprattutto con il tema della guerra, precisamente quella civile spagnola. I colori si fanno scuri, angoscianti e nell’inquietante “Le Visage de la Guerre” si viene catapultati in un incubo popolato da decine di teschi incastonati, come terrificanti matrioske, nelle orbite vuote della morte.

I Paesaggi autobiografici: guardare dentro di sé.
Nella stanza dell’Immaginario si situano le opere più surrealiste, gli occhi tradiscono la mente, la realtà cambia a seconda della prospettiva e nulla è come appare. Sembra di sentire la risata di Dalì che si prende gioco della nostra goffaggine, del nostro essere così legati alla concretezza, capaci solo di guardare ma non di vedere.
Frastornati e spogliati delle nostre certezze, ci troviamo catapultati nella stanza dei Desideri: un omaggio a Mae West il cui volto viene riprodotto in un soggiorno con il divano a forma di labbra, il naso-caminetto e due quadri al posto degli occhi. Si entra fisicamente nello spazio dell’opera, ci si siede sulla ricostruzione del celebre divano e si solletica il proprio narcisismo nel divenire parte vivente dell’installazione.

Paesaggi dell’assenza: guardare oltre di sé.
Il tono cambia bruscamente entrando nella stanza dell’Assenza, dove la silenziosa solitudine raggiunge il suo climax nel misticismo metafisico del “Cammino dell’Enigma”, ma è nella  stanza del Vuoto che l’astrazione assoluta diventa elemento predominante: l’uomo non è più il centro del tutto bensì si riduce ad un piccolo e dolente dettaglio, divorato da un deserto opprimente e malinconico per giungere infine al silenzio cosmico con “Il rapimento di Europa”, l’ultimo dipinto dell’artista prima della morte, un monocromo azzurro, squarciato da lunghe e irregolari ferite.
Epilogo
La parte finale della mostra è la sintesi del viaggio compiuto finora. Ritroviamo i richiami classici, il simbolismo pop e le atmosfere metafisiche. Nucleo pulsante di questa stanza è il cortometraggio nato dalla collaborazione di Dalì con Walt Disney “Destino” che ci trasporta in un’onirica storia d’amore popolata da figure surreali e ci offre una finestra d’eccezione sull’immaginifico mondo di questo artista considerato visionario, pazzo persino, ma indiscutibilmente geniale.


sabato 18 settembre 2010

quando bellezza non fa rima con magrezza

Diciamocelo, passata la trentina, se si vuole mantenere una certa presenza si deve fare un po' attenzione. A vent'anni mangi quello che vuoi e bastano due giorni di alimentazione normale per rientrare nei ranghi senza danni; più ti avvicini ai quaranta e più ti accorgi che a giugno non sei ancora riuscita a smaltire gli eccessi del cenone di Natale, nonostante i riti voodoo contro ogni forma di carboidrato e i due ettolitri di sudore che lasci sul tapis roulant tre volte a settimana.
Ti guardi allo specchio sconsolata pizzicando tutto il pizzicabile e trattenendo il fiato fino a quando l'ombelico non ti viene risucchiato dall'interno. Ci siamo passate tutte, o meglio, quasi tutte, se togliamo quelle rarissime donne, portatrici sane del fattore C, che possono mangiare ciò che vogliono e come unica ginnastica quotidiana si mettono il rossetto.
Quindi ci si trova davanti al fatidico bivio: una vita di semini e poltiglie macrobiotiche condite da lunghissime ore di meditazione trascendentale (probabilmente per non sentire i crampi della fame) o un estenuante circo di lezioni di pilates, kick boxing, power yoga, capoeira e dulcis in fundo una bella frullata sulla pedana vibrante?
Per me la decisione è stata abbastanza semplice: amo troppo il buon cibo e il buon vino per rinunciarvi e faccio sport quel tanto che basta per sentirmi bene.
Non proverò mai il "brivido" di entrare in una taglia 40? Pazienza, io e la mia rispettabile 42 ce ne faremo una ragione davanti ad un piatto di spaghetti ai lupini accompagnato da un bicchiere di pas dosè.
Nel frattempo mi godo tutto il godibile:"Godi, fanciullo mio; stato soave, stagion lieta è cotesta", diceva il lungimirante Giacomo e lui la sapeva lunga in fatto di rimpianti!

mercoledì 25 agosto 2010

per cominciare

Le presentazioni di rito: 37 anni, due figli, un marito, un cane e un gatto. Ho una vita piuttosto impegnata e casa nostra sembra spesso una trincea di guerra.

In tutto questo trova spazio la mia passione per la cucina e soprattutto per la critica culinaria. Amiamo mangiare e bere bene e appena possiamo, io e mio marito (il mio fidato compagno di avventura), ci divertiamo a  recensire i ristoranti dei dintorni.

Questo blog nasce proprio con l'intento di scrivere delle recensioni il più possibile obiettive sui locali che visitiamo, dalla trattoria al grande ristorante, cercheremo di non tralasciare nulla per dare la possibilità, a chi come noi ama sperimentare ma non ha molta voglia di prendere fregature, di scoprire posti nuovi dove applicare la magnifica arte del "mangiare bene".

Spero che resterete con noi!